La parola al nostro agronomo

coltivazione bio

L’indirizzo nella coltivazione, dopo i primi incontri con Carmine, Tonino, Vittorio, Francesco ed il Direttore di Confagricoltura Brindisi dott. Abate, è stato sicuro e convinto per la coltivazione bio delle superfici.

Brividi e sudori freddi mi hanno portato alla convinzione che la scelta non era sbagliata ma tecnicamente dura.

In particolar modo, per la poca esperienza agricola degli amministratori e soci della Società.

Le esperienze in zona sono presenti da diversi anni, con buona soddisfazione dei pochi agricoltori “convertiti”, ed anche la mia professione ha avuto esperienze in questo senso ma, far parte di un gruppo per costruire una azienda da zero ed assisterla nella coltivazione bio era allo stesso tempo una realizzazione ed un incubo.

Realizzazione perché lo studio durante il periodo universitario avevano portato in me consapevolezza delle potenzialità e delle criticità del biologico ed in conseguenza la possibilità di “testare” sul campo.

L’incubo perché, rispetto alle realtà locali vocate ad una agricoltura più produttivistica e meno accondiscendente al mantenimento di equilibri, questa – per comparazione – potesse incidere negativamente sull’operato.

Si, l’equilibrio…nella mia breve esperienza, il contesto territoriale, comprensivo di clima, terreno, piante e microbiologia associata, l’azione antropica e le conoscenze storiche, ha l’obbligo di relazionarsi continuamente con quanto viene studiato e sperimentato dalle figure di ricerca, perché le piante sono un sistema complesso che necessita ancora di analisi, studio, ricerca…e perché la vite, per produrre uva per fare il vino buono, ha bisogno di un equilibrio dei fattori descritti prima.

Come costruire i nuovi vigneti

L’analisi del terreno, la scelta del portainnesto, l’impronta marcata dei vitigni autoctoni sono state le basi per la costruzione dei nuovi vigneti.

L’obiettivo condiviso è stato anche sulla razionalizzazione dell’uso delle acque irrigue.

Su alberelli e vigneti adulti invece il cambio di mezzi di difesa dovuti alla conversione, dove il rame e lo zolfo, con le loro diverse composizioni, associati ad induttori di resistenza naturali ed una attenta nutrizione, ha visto alti e bassi produttivi e qualitativi nei primi anni di conversione.

In seguito, si è avuta una stabilità grazie ad un adattamento delle operazioni di potatura, con un giusto bilanciamento del carico di gemme, di potatura verde e sfogliatura, le cimature, il periodo vendemmiale.

Coltivazione bio

La coltivazione bio prevede la valutazione di tutti i fattori di crescita.

Insieme a Costantino, responsabile della conduzione agricola dell’azienda, le osservazioni e le valutazioni sono effettuate giornalmente.

L’idea bucolica della natura tra i vigneti è di fatto lacerata, dal germogliamento al post vendemmia.

Si verifica un continuo spostamento dei diversi attori della natura che spostano oggi verso la pianta, domani verso i patogeni, un altro giorno verso fattori abiotici come il caldo intenso o la grandine.

Ad oggi è l’uomo a cercare di correggere il “tiro” a cercare di spostare quel sacrosanto e naturale equilibrio verso un grappolo che potrà dare un sorso di vino buono.