LINEA NATURA

TUFFETTO NEGROAMARO ROSATO SALENTO IGT 2021

Il Tuffetto, un rosato biologico fresco, fruttato, persistente e da abbinamento a tutto pasto. Al naso marcata intensità, introdotta da una prima nota di ciliegia croccante, lampone e ribes rosso. Il vino fascia il palato, denso e vellutato in equilibrio raffinato con la freschezza.

VITIGNO

Il Negroamaro è un vitigno autoctono del nostro territorio, ricco di tannini, di profumi intensamente fruttati ma anche di note speziate e netti sentori di macchia mediterranea. Grazie alla spiccata acidità si presta molto alla produzione di rosati.

ETICHETTA

Tuffetto è un uccello acquatico protetto che sverna e nidifica nel Lago del Cillarese a circa 350 metri dalle nostre vigne. La passione per la coltivazione biologica e per la biodiversità ci ha portato a dedicare un’intera linea di vini a questi uccelli che popolano il nostro territorio.

CARATTERISTICHE

  • Gradazione alcolica: 12,5%
  • Vitigno: Negroamaro
  • Territorio: a livello del mare, argilloso
  • Sistema di allevamento: Spalliera a cordone speronato
  • Resa per ettaro: 110 quintali
  • Vendemmia: a mano a metà di Settembre
  • Fermentazione: in acciaio a temperatura controllata
  • Affinamento: in acciaio e per breve periodo in bottiglia
  • Colore: rosa cerasuolo, cristallino e luminoso con riflessi tendenti al corallo
  • Profumo: frutti rossi, ciliegia, note floreali e leggermente speziate
  • Gusto: secco, strutturato ed equilibrato con una bella vena fresco-sapida e un retrogusto coerente, persistente e gradevolmente ammandorlato
  • Abbinamento: vino a tutto pasto, particolarmente indicato con cibi succulenti e mediamente consistenti con tendenza dolce sfumata, si esalta con piatti a base di pesce fresco
  • Temperatura di servizio: 10/12 °C

RIFERIMENTI STORICI

La Puglia vanta un’antica tradizione di vini rosati.
Già ai tempi della Magna Grecia si praticava la vinificazione “a lacrima” pigiando delicatamente le uve nere all’interno dei sacchi in modo da farle lacrimare e raccogliere il mosto separandolo dalle bucce.
Durante l’Impero Romano, il mosto fiore detto “lagrima” si ricavava posizionando le uve all’interno di un pigiatoio e prima della pigiatura le si sottoponeva alla pressione del loro stesso peso ottenendo una prima quantità di mosto che veniva fatta fermentare separatamente fino ad ottenere un vino dal colore rosa pallido.
Fin dai primi decenni del XIX secolo il vino rosato era molto apprezzato nel Salento per l’autoconsumo delle famiglie dei contadini e della borghesia rurale.